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Blindur finalisti a Musicultura XXVII

Submitted by Paolo Bruzzesi on 14/04/2016 18:56 Ultima modifica 14/04/2016 18:56 —
I Blindur nella rosa dei sedici finalisti di Musicultura: «Affrontiamo quest'avventura con spirito rock'n'roll»

Ultimamente sono spesso in viaggio, in giro per l'Italia e fuori dai confini nazionali, con un calendario ricco di live in programma, che si è arricchito della partecipazione al concerto di presentazione dei finalisti di Musicultura XXVII.

Così i Blindur – duo musicale composto da Massimo De Vita e Michelangelo Bencivenga – si rimettono in gioco, con determinazione e serietà, mostrando di voler vivere intensamente la loro esperienza all’interno del Festival, sperando che il pubblico riesca a percepire la sincerità di un brano  intimo, coinvolgente, narrativo, come lo è il loro Foto di classe.

Prima della performance sul palco del Teatro Persiani di Recanati, i due giovani musicisti napoletani  hanno raccontato alla redazione di “Sciuscià” in che modo stanno vivendo ed affrontando la loro esperienza a Musicultura, sottolineando la voglia di far conoscere la loro musica. Il tutto, in stile rock'n'roll.

Musicultura è una tra le molteplici avventure di un percorso artistico intrapreso più di un anno fa. Essendo un duo musicale, si presuppone che la vostra collaborazione artistica si basi su stima e fiducia reciproca:  quali sono le qualità che apprezzate l'uno dell'altro?

Massimo: Di Michelangelo apprezzo soprattutto la calma, la tranquillità. È un gran musicista –  questo è dato per assodato -  e lo stimo molto musicalmente, tant'è che suoniamo insieme da ben undici anni. Non si tira mai indietro quando c'è da lavorare ed è molto determinato; a volte oscilla a livello emotivo, ma penso possa essere comprensibile. È uno dei pochissimi amici veramente fedeli che ho.

Michelangelo: Apprezzo moltissimo la praticità di Max (Massimo, n.d.r.) nel prendere le decisioni, anche al di fuori dell'ambito artistico.  In particolar modo, ammiro la sua sincerità nei confronti della vita.

La canzone che ha consacrato la vostra presenza alle finali di Musicultura, Foto di classe, sta facendo man bassa di premi e riconoscenze. Qual è, a vostro avviso, il suo punto di forza?

Massimo: Mi sono chiesto se Paul McCartney, quando ha scritto Let it be, sapesse di aver dato vita ad un capolavoro che avrebbe cambiato la storia della musica. Ovviamente non credo che Foto di classe sia, in tutti i sensi, al livello di Let it be, e penso che il punto di forza del nostro brano sia la sincerità. Spesso il pubblico riesce ad immedesimarsi in quella storia, che è mia – o meglio era mia – e che, in un certo senso, colpisce l'immaginario comune.

Ci piace ricordare la vostra Canzone per Alex, per legarla alla metafora del Festival di Musicultura, inteso come una divertente, emozionante, ma anche sudata e difficile corsa: superata la partenza, siete a metà tragitto. Con quale spirito affrontate questa esperienza? Come vi immaginate il traguardo?

Massimo: Noi affrontiamo questa esperienza con uno spirito sempre molto rock'n'roll: una volta saliti sul palco, vogliamo dare e trasmettere tutta l'energia che abbiamo, sperando il meglio. Ovviamente non siamo qui per partecipare: essere tra i vincitori sarebbe un fantastico risultato. Se dovessimo arrivare allo Sferisterio, ci prenderemo delle libertà a livello artistico, magari inviteremo altri musicisti a suonare con noi. Sarebbe bellissimo, nonché una grande emozione.

Ora potete sul serio scattare una “foto di classe” a questa esperienza significativa  non solo a livello artistico, ma anche a livello umano. Cosa ne pensate dei vostri “compagni” di viaggio? Come descrivereste le sensazioni che state vivendo, qui a Recanati?

Massimo: Ci tengo a sottolineare che dietro il nostro progetto musicale si cela una grande famiglia che, a livello lavorativo e non, è anche una forte squadra. A tal proposito, credo che, dovendo scattare una foto di classe a questa esperienza, i protagonisti sarebbero i Blindur, gli amici Cesare Isernia e Vincent Messina – che sono sempre stati accanto a noi; gli altri componenti della fotografia potrebbero apparire come ombre e chiaroscuri, e sarebbero tutti coloro che seguono costantemente il nostro lavoro, anche da casa. I compagni di viaggio, ovviamente, sono quei  musicisti che, come noi, fanno parte di quest'avventura e che tra l'altro abbiamo incrociato in altre circostanze lavorative, come ad esempio Flavio Secchi e i suoi musicisti al Premio Donida oppure Pepp-Oh, nostro “conterrone”.

Lucia Santarelli