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Braschi finalista a Musicultura XXVII

Submitted by Paolo Bruzzesi on 14/04/2016 19:20 Ultima modifica 14/04/2016 19:20 —
Dall’America all’Italia, la musica di Braschi continua a viaggiare a Musicultura

La “ruota panoramica” di Braschi continua a girare e si ferma per qualche ora nella città di Recanati, per il concerto dei sedici finalisti della VVXII edizione di Musicultura. Qui rivivono in musica le vicende e i ricordi di chi si perde e si ritrova, come l’uomo e la donna protagonisti del suo brano Acqua e neve.

E così riprende a girare quella ruota panoramica che, da alcuni mesi, vede Braschi impegnato nella realizzazione di un nuovo disco dall’impronta decisamente cantautorale. Quale occasione migliore di Musicultura per inaugurare al meglio questa nuova stagione?

Immagino che ritrovarsi tra i “fortunati sedici” sia stata una bella sorpresa. Come collochi l’esperienza che stai vivendo a Musicultura all’interno del tuo percorso artistico e musicale? Quali sono le tue aspettative principali dal Festival?

Le aspettative sono molteplici, ma sono già molto contento di trovarmi qui e di poter  partecipare a questa serata. Il mio obiettivo principale, che è anche quello dei miei musicisti, rimane il divertimento e la voglia di far conoscere le nostre canzoni, di tramandare la nostra storia e la nostra visione della musica..

Nell’intervista che hai rilasciato in occasione delle Audizioni Live avevi affermato che, tra le tre canzoni presentate, quella a cui ti senti più legato è Terra del fuoco. La scelta della giuria è ricaduta però su Acqua e neve. Vuoi parlarci un po’ di questo brano?

Acqua e neve racconta l’incontro di “un uomo e una donna vicini e distanti”, che si ritrovano dopo molto tempo e, quindi, non mancano di lasciar trasparire un certo imbarazzo nel salutarsi. Sono, comunque, molto contento della scelta effettuata dalla giuria in quanto, per chi scrive canzoni, queste sono quasi come le sue figlie. Tra le mie, non ce n’è una per me più importante, almeno per il momento.

La promozione del tuo EP “Richmond” ti ha portato a solcare i palcoscenici anche d’oltreoceano. Quali sono le differenze che ti hanno maggiormente colpito tra due scene musicali assolutamente diverse come quella italiana e quella americana?

In realtà, non c’è alcuna differenza rilevante che mi abbia colpito. Negli Stati Uniti, come in Italia, abbiamo incontrato persone attente e interessate ad ascoltare i nostri concerti. Credere che all’estero ci sia l’oro che luccica mentre, in Italia, va tutto male è un luogo comune, una tendenza tipicamente italiana. Io penso semplicemente che gli Stati Uniti siano un luogo molto più vasto del nostro e in cui sia un po’ più facile trovare degli sbocchi e degli spazi. Dal punto di vista della fruizione, però, non ho notato, almeno nella mia piccola esperienza, molte differenze. È vero, comunque, che in Italia c’è molta disattenzione nei confronti della musica e i talent show hanno senz’altro influito in questo senso. Essi, infatti, hanno reso tutto molto veloce, immediato e omologato, rompendo i normali meccanismi nel modo di percepire, nel corso del tempo, ciò che va in scena.

Da qualche tempo stai lavorando alla produzione di un nuovo disco. Hai qualche novità da anticiparci? C’è qualcosa in particolare di cui vorresti parlare che, nel tuo lavoro precedente, non sei riuscito a esprimere?

Siamo, ormai, negli studi di registrazione da circa una decina di mesi. Senza dubbio, la grande novità di questo disco è che sarà il primo ad essere firmato “Braschi”, mentre negli ultimi lavori di cui mi sono occupato non ero mai solo, perché un gran numero di persone gravitano intorno a me. A livello espressivo, penso che non ci sia alcuna importante differenza. Si tratta, invece, di un passo in avanti soprattutto a livello musicale: sarà un disco più pop, con innesti elettronici che, tra l’altro, non sono mai mancati nelle nostre canzoni. O meglio, nelle nostre storie.

Chiara Careddu