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Gianfrancesco Cataldo finalista a Musicultura XXVII

Submitted by Paolo Bruzzesi on 14/04/2016 19:34 Ultima modifica 14/04/2016 19:34 —
Con la storia di Marta, Gianfrancesco Cataldo si conquista un posto da finalista a Musicultura 2016

«Marta sognava un amore / ma si è fatta del male / perché Marta credeva di potersi fidare / provando ad amare / quell’uomo che ora / non riesce a fare altro / che farle del male». È su questi versi d’amore – di un amore difficile e sofferto – che si chiude il sipario sul concerto dei sedici finalisti al Teatro Persiani.

Gianfrancesco Cataldo torna sul palco di Musicultura e, ancora una volta, il Festival si fa portavoce del talento e delle aspirazioni di quei giovani artisti, la cui voce, in altri contesti, sarebbe destinata a rimanere un semplice “pezzo” della gigantesca catena di montaggio dell’industria musicale.

Dopo poco più di un mese dalla tua esibizione alle Audizioni Live, ti trovi nuovamente sul palco di Musicultura, in veste di finalista della XXVII edizione del Festival. Quale effetto si prova, alla tua giovane età, nel ritrovarsi protagonista di qualcosa di così importante? Ti aspettavi di essere scelto tra i sedici finalisti?

È una sensazione di crescita perché, quando ho ricevuto la chiamata da parte di Musicultura, mi sono sentito un po’ più grande. Ho realizzato di avere un po’ più di esperienza rispetto a quella che avevo sul palco delle Audizioni Live. Musicultura mi sta arricchendo molto: alle audizioni ho fatto, per così dire, il “bis” di premi. Il pubblico, infatti, è stato di grande aiuto, ma il riconoscimento della giuria mi ha veramente stupito e reso felice…Mi sono davvero chiesto come avessi fatto! Inoltre, mi ritengo fortunato perché tutto ciò costituisce l’occasione per lanciare il mio messaggio, che è poi il messaggio stesso di questa canzone.

Parliamo proprio di Marta, la canzone scelta dalla commissione d’ascolto. Sei soddisfatto della decisione della giuria?

Mi aspettavo che la scelta della giuria ricadesse tra due brani in particolare: Bella (Serenata triste) eMarta. Quindi mi ha fatto veramente piacere che sia stata selezionata Marta perché, nonostante sia un brano fatto di poche parole e nato dai pochi accordi che conosco, significa che la giura ha compreso il messaggio profondo che vorrei esprimere attraverso questa canzone.

Recentemente, hai toccato anche un altro importante palcoscenico: quello di The voice of Italy. Cosa ha rappresentato per te questo tipo di esperienza rispetto a ciò che, invece, stai vivendo a Musicultura?

Non può esistere un confronto tra i talent show e Musicultura, ma fare una simile esperienza, a quest’età, mi ha permesso di capire che quello dei talents è un mondo in cui devi essere disposto a scendere a certi compromessi. Che possono piacerti o meno, ma che, in cambio, ti danno molta visibilità. Sono due realtà assolutamente diverse e, come dico a chiunque me lo chieda in questo periodo, nel talent show l’arte è solo un mezzo, uno mero strumento a fini commerciali. Quando sono uscito da The Voice, ho avuto come l’impressione di essermi tolto un grande peso: lì, infatti, non avevo la stessa libertà di espressione che posso avere a Musicultura.

I talent show possono rappresentare, come hai detto, un trampolino di lancio verso il successo e la notorietà a cui ogni artista aspira ma qualcuno lamenta il fatto che, spesso, la sonorità di un’artista ne esce, in qualche modo, alterata. Sei d’accordo con quest’affermazione?

Sono assolutamente d’accordo. I talents tendono a illudere chi vuole fare musica e, soprattutto, i giovani. Io stesso mi stavo un po’ illudendo: la grande visibilità che si può raggiungere in televisione o sul web ti porta a pensare che la via del cantautorato è troppo complicata e ad abbassarti a scrivere qualcosa di più banale che possa piacere alle ragazzine. Molti di coloro che partecipano ai talents finiscono per assumere  una mentalità da imprenditore, a pensare al commercio e a come vendere bene il proprio disco. Questa situazione, purtroppo, si sta verificando anche in Italia, la patria dell’arte e della poesia. Le persone, infatti, hanno perso l’abitudine di leggere un buon libro, le radio trasmettono musica che, troppo spesso, non è italiana… Forse, sta diventando tutto troppo commerciale e dovremmo ricominciare a credere nel valore dell’arte, quella vera. Tuttavia, se dovessi scegliere, mi piacerebbe partecipare ad un altro talent show perché credo che, nella vita, qualsiasi esperienza può essere formativa. Ora, però, le mie energie sono tutte concentrate per Musicultura.

Chiara Careddu