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Giulia Catuogno finalista a Musicultura XXVII

Submitted by Paolo Bruzzesi on 14/04/2016 20:05 Ultima modifica 14/04/2016 20:05 —
«Non dimentichiamoci che esistiamo!»: da Palermo a Recanati, Giulia Catuogno continua il suo viaggio a Musicultura


La giovane palermitana Giulia Catuogno, accompagnata dai suoi musicisti, è approdata a Recanati in veste di finalista della XXVII edizione del Festival. Con il suo brano Vivi, c’hai la vita deficiente!, racconta e ricorda a tutti l’importanza della vita, che va vissuta cercando di trovare sempre la forza di superare i dolori.

E, nel backstage, si lascia andare ad una chiacchierata con la redazione universitaria di “Sciuscià”.

Giulia, ci siamo salutate a Macerata, in occasione delle Audizioni Live, con la speranza di rivederci a Recanati. Ora, eccoci qui: diverso scenario, diverso palcoscenico, stessa energia. Come ti senti?

Adesso ci rivediamo a Recanati … con la speranza di rivederci a Macerata, allo Sferisterio! (ride,n.d.r.) Sono contentissima di essere tra i sedici finalisti. E, inoltre, il fatto che le mie canzoni abbiano avuto un riscontro positivo è una conferma per tutto quello a cui sto lavorando.

Parliamo della tua canzone Vivi, c’hai la vita deficiente!

Una persona a me molto cara si è dimenticata di vivere. Partendo dalla sua esperienza ho, molto semplicemente, ampliato il messaggio a tutti i “deficienti” – parola da non considerarsi offensiva! –  che si dimenticano di vivere, specialmente dopo aver affrontato un periodo difficile e doloroso. Tutti noi possiamo cadere nel baratro del dolore, ma, non per questo, dobbiamo smettere di vivere e dimenticarci che esistiamo.

Siamo tutti vincolati dall’ossessione di essere sempre al passo coi tempi, di adeguarci alle severi leggi delle moderne tecnologie che rendono l’approccio alla vita sempre meno autentico. La tua canzone ci ricorda che, qualche volta, dobbiamo fermarci, pensare e assaporare ogni attimo della nostra vita. Quale potrebbe essere la tua soluzione?

Da un lato, ritengo molto utile l’uso dei social networks come strumento di promozione della propria musica e delle proprie iniziative; dall’altro, mi riprometto sempre di non utilizzare queste piattaforme con troppa assiduità. Sono un’arma a doppio taglio che, sicuramente, dal punto di vista musicale possono essere un valido alleato, ma rischiano di limitare i rapporti e le relazioni umane. Come per tutte le cose della vita, bisogna perseguire la moderazione per non rischiare di diventare dipendenti.

Questo febbraio Gianfranco Rosi ha vinto l’Orso d’oro per il suo lungometraggioFuocoammare, documentario che vede protagonisti gli immigrati che sbarcano a Lampedusa. Anche tu, come Rosi, hai trattato questo argomento usando, però, il veicolo della musica. È un tema, questo, che ti vede coinvolta in prima persona, in quanto cantautrice palermitana. Cantare delle problematiche del litorale siciliano è un tuo modo per esorcizzare questa realtà? O scrivi affinché le cose cambino?

Mi piace che se ne parli. Che se ne parli per elaborarlo, per seminare una coscienza che stiamo perdendo. Mi viene in mente una frase di Khorakhane’ di De André: «finché un uomo ti incontra e non si riconosce». È questo che stiamo perdendo: la capacità di riconoscerci come esseri umani. Non riesco ad abituarmi all’idea che duecento o anche più uomini che muoiono per mare rimangono, ai fatti, solo dei numeri.


Ilaria Pisciarelli