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Lontano Da Qui a Musicultura Festival 2016

Submitted by Paolo Bruzzesi on 13/04/2016 12:37 Ultima modifica 13/04/2016 12:37 —
Il nuovo viaggio dei Lontano Da Qui parte dalle Audizioni Live di Musicultura

«La cosa più importante è la felicità che ci dà essere qui a Musicultura, tra amici che suonano insieme». È anche da questa dichiarazione, nata spontaneamente alla fine dell’intervista, che emerge l’anima profonda di un gruppo che, durante il proprio viaggio sulla strada della musica, sa fermarsi ad ascoltare le storie di chi incontra.

Un cammino, quello dei Lontano Da Qui, iniziato nel 2012, quando si è formato ufficialmente il trio – composto dalla cantante Elisa Castells e dai chitarristi Matteo Uccella e Michele Bellanova. Strade sterrate, chitarre acustiche e strumenti a percussioni etniche che li hanno fatti incontrare e poi portati a suonare nei locali di Roma, fino ad aprire i concerti di artisti del calibro di Roberto Vecchioni e Cristiano De Andrè.

Lontano Da Qui: dal vostro nome si ha la sensazione di trovarsi dinnanzi a chi sta per compiere un’avventura come quella fatta da Alexander Supertramp in Into the wild. E voi da dove partite?

Il nome è legato alle nostre origini. Inizialmente, non scrivevamo canzoni nostre ed il repertorio che proponevamo era legato esclusivamente a musiche prese da vari generi popolari: una sorta di un giro del mondo musicale. Le nostre radici stanno nelle scelte musicali che facciamo. Infatti, continuiamo a prediligere un sound acustico.

Proponete un viaggio musicale tra le varie culture europee ed internazionali. Cosa portate nel vostro zaino?

Nello zaino mettiamo il folk di varie parti del mondo, in particolare quello europeo e sudamericano. Storie di persone che ci capita di incontrare viaggiando e che poi cerchiamo di raccontare nelle nostre canzoni. Senza dimenticare mai musiche ed esperienze provenienti dalle varie regioni italiane che nel nostro gruppo sono rappresentate.

La vostra carriera è caratterizzata da esperienze di rilievo, come ad esempio quelle che vi hanno portato ad aprire i concerti di Roberto Vecchioni e Cristiano De Andrè. Quanto esse si sono rivelate importanti per la vostra crescita artistica?

Molto! Aprire il concerto di grandi artisti non è mai semplice, il pubblico si aspetta di sentire in un certo senso un’anticipazione di quello che sono venuti ad ascoltare. In certe occasioni vi è stata una tensione diversa da qualsiasi altro contesto nel quale ci siamo esibiti. Dobbiamo però ammettere che la risposta è sempre stata positiva, e questo è qualcosa che ci ha permesso di crescere molto. Infatti, in queste occasioni abbiamo sempre cercato di ampliare pure l’aspetto legato all’arrangiamento, cercando di inglobare anche altri strumentisti.

Viviamo nell’era dei social, del poker online, di YouTube e di Google Map. Una delle canzoni che proponete a Musicultura si intitola proprio Social dipendente. La tendenza attuale vede molti protagonisti del mondo della musica e dello spettacolo nati – artisticamente parlando – proprio grazie questi nuovi canali. Qual è il vostro approccio nei confronti del mondo virtuale?

Il nostro rapporto con i social è un po’ quello che hanno tutti i ragazzi dai venti ai trent’anni: ne facciamo un uso quotidiano. In questo brano, però, ne denunciamo l’abuso, dal momento che che ormai tutti ne siamo dipendenti, ed intrappolati in un sistema che li rende indispensabili. Social dipendente vuole essere una sorta di analisi collettiva su come viene utilizzato questo strumento che ha i sì i suoi pro ma che, al tempo stesso, può diventare alienante. Il tutto senza avere la pretesa di salire in cattedra e dare lezioni a qualcuno. Per quanto riguarda la musica, il web risulta innegabilmente un mezzo al quale noi musicisti dobbiamo affidarci al fine di promuovere il nostro lavoro.

Metaforicamente parlando, questo vostro peregrinare tra molteplici culture vi ha condotto sino a Macerata, sul palco di Musicultura. Cosa significa per voi questa esperienza? Può essere considerata una tappa importante del vostro percorso?

Conosciamo questo Festival da tanto, anche attraverso i racconti di molti nostri amici artisti che hanno già partecipato in passato. Crediamo che sia un concorso molto serio e, probabilmente, il più bello al quale noi potessimo prendere parte con il nostro progetto e la nostra musica. Ovviamente, confidiamo di superare la fase delle Audizioni Live, ma siamo già contenti di trovarci qui, dopo essere stati selezionati tra tantissime proposte.

Diego Borghi