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Luca Carocci finalista a Musicultura XXVII

Submitted by Paolo Bruzzesi on 14/04/2016 20:10 Ultima modifica 14/04/2016 20:10 —
«Le rose e i limoni parla di me e di molti altri»: Luca Carocci torna a cantare sul palco di Musicultura


Alle Audizioni Live si era esibito in duo con Bianco. Per il concerto di presentazione dei sedici finalisti di Musicultura XXVII, Luca Carocci sceglie di farsi accompagnare da un nutrito gruppo di musicisti, tra cui Margherita Vicario, amica del Festival oltre che preziosa compagna nelle esperienze artistiche del cantautore.

E, prima di salire sul palco del Teatro Persiani, scambia due chiacchiere con la redazione di “Sciuscià”.

Le rose e i limoni è stata scelta dalla commissione d'ascolto come canzone finalista. Un biglietto da visita efficace?

Sono felice che sia stato scelto questo brano: tra i tre in concorso, è probabilmente quello più appropriato, perché porta con sé un messaggio che credo sia giusto venga divulgato. E poi è un pezzo “neutro”, di facile ascolto, ma anche evocativo, universale, più comune e che, volendo, può avere varie chiavi di lettura. Parla di me e di tanti altri, perché credo che arrivi per tutti un momento nella vita in cui ci si rende conto che finisce la fase in cui si può essere figlio. Di solito avviene quando si diventa padri ma, dato che questo non sempre è un traguardo che si raggiunge da giovanissimi, bisogna comunque ricordarsi di smettere di essere figli e divenire uomini, alla pari dei propri genitori.

Oltre alla partecipazione al Festival, quali altri progetti musicali stai portando avanti?

A fine mese sarò al teatro Arca di Milano con Margherita (Vicario, n.d.r.) e Bianco. Ma un altro progetto è quello con Defa (Fabrizio Defabritiis, n.d.r.), Claudio Mosconi e Francesco Forni: portiamo avanti le mie cose, vecchie e nuove. Sto anche producendo un gruppo insieme a Marco Fabi, cugino di Niccolò: i Lilac Will. Sono giovanissimi ma già tutti laureati e giovani dottorandi. Per dirla simpaticamente, tre nerd.

Per continuare a parlare della tua recente produzione musicale ed iniziare al contempo a conoscere Luca Carocci senza chitarra, come si sta “Senza l'amore”?

Io sto bene senza. Sono innamorato, però senza l'amore, senza il suo concetto più stereotipato. È importante non lasciar scattare quella sindrome da “telenovelas”, che fa credere a volte che l'amore sia qualcosa che in realtà non è. E la sua bellezza sta proprio in quel non essere così dannatamente fissato in una formula.

Cosa c'è alla base del tuo album d'esordio “Giovani Eroi”?

Un concetto maturato crescendo: si smette di essere eroi quando si cessa di essere bambini. È come se gli eroi che si sognano da bambino a diciotto anni diventino dei cretini della società. È come se scattasse un meccanismo per cui va più di moda il prepotente che l'eroe. Ci dovremmo ricordare più spesso che da bambini si sa tutto quel che si deve, si riesce bene a discernere il giusto dallo sbagliato, non c'è il “mi conviene” o il “non mi conviene”.

Cosa proporrai agli ascoltatori di Radio1 Rai, la radio media partner che prenderà in consegna le sedici canzoni finaliste?

La versione che proponiamo da finalisti è leggermente più “seduta”, anche perché ho preferito portare Margherita (Vicario, n.d.r.) ai cori perché quello in concorso è un pezzo corale, in cui c'è bisogno di un'altra voce piuttosto che di un altro strumento. In definitiva, siamo un “power trio”: basso, chitarra e batteria. Un trio di cui lei è parte importante, perché interpreta la mia canzone in modo che quello che ne viene fuori risulta quasi un duetto.

 

Maria Silvia Marozzi