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Mimosa finalista a Musicultura XXVII

Submitted by Paolo Bruzzesi on 14/04/2016 19:12 Ultima modifica 14/04/2016 19:12 —
Mimosa tra i sedici finalisti della XXVII edizione del festival di Musicultura

Una personalità poliedrica e trasversale che sa muoversi con disinvoltura dal cinema al teatro, passando per la musica; una carriera artistica che poggia su illustre collaborazioni e prestigiosi riconoscimenti e che, proprio a Musicultura, sta trovando un’ulteriore gratificazione. Mimosa è questo e molto altro.

Alle spalle, un percorso musicale che parte dagli studi di canto e pianoforte al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano e che nel 2015 vede la pubblicazione del suo primo album “La Terza Guerra”, prodotto dalla Gas Vintage Records. Un disco, questo,  che ambisce a superare ogni differenza di genere, cercando anche di esaltare il lato femminile che è presente in ognuno di noi, e attraverso di esso invertire la rotta di una nave che ci sta conducendo verso una terza guerra mondiale.

Il disco “La Terza Guerra” ed una interpretazione teatrale, quella di una kamikaze di nome Samira in “Prendimi con te”: esperienze discografiche e teatrali che devono essere supportate da una profonda sensibilità verso tutti quei temi e fatti che oggi stanno sconvolgendo l’intera umanità. Qual è il pensiero di Mimosa in merito?  

Quello che mi piace difendere è l’idea che possiamo trovare un accordo tra ognuno di noi ed andare oltre quelli che sono punti che ci sembrano “di differenza” perché di fatto siamo tutti esseri umani, condividiamo questo pianeta e dobbiamo tenerlo caro. Quindi mi piace raccontare, nella musica come nel teatro, delle storie – anche crude – perché nella disperazione possiamo trovare ciò che dobbiamo risolvere e cambiare. Insomma, spesso ci troviamo di fronte a degli eventi terribili come il terrorismo o le lotte armate, ma di fatto alla base c’è sempre la povertà, c’è sempre una situazione di disagio sociale. Quindi, prima di discutere di politica, bisognerebbe parlare di umanità.

Nel tuo album è predominante e molto marcata la componente femminile, espressa attraverso tematiche specifiche, fatti di cronica, storie di ragazze di città. È un disco che vuol essere selettivo nel farsi ascoltare? Se no, per quale motivo un uomo non dovrebbe sentirsi in un certo senso escluso?

È un disco per tutti, per uomini e per donne. Il lato femminile possiamo trovarlo anche negli uomini e per questo si presenta come un disco aperto, che non ha e non vuole discriminazioni di genere. Questo l’ho riscontrato nel fatto che molti ragazzi che hanno ascoltato il disco hanno apprezzato il lavoro non sentendosi affatto esclusi da esso.

Una delle tracce del tuo disco è Fame d’aria, canzone scelta da Musicultura tra le tre che hai presentato in occasione delle Audizioni Live. Ascoltandola, si percepisce un legame particolare tra te e questo pezzo: è così? Ti va di raccontarcelo?

Si, con Fame d’aria ho un legame molto particolare, perché è dedicata al mio papà che non c’è più. Riguarda l’esperienza che abbiamo vissuto io e i miei fratelli nel momento in cui lui se n’è andato e l’infermiera disse che in quel momento, quando appunto stava mancando, aveva proprio “fame d’aria”. In questo pezzo ho voluto raccontare come le persone care che ci hanno lasciato ci sono vicine e vivono attraverso le cose. Per questo, immagino che lui possa dirmi ancora qualcosa attraverso i suoi dischi e la musica che ascoltava e mi sono sentita di scrivere «ora abiti dentro le cose, rispondimi nei dischi anni ‘70».

Mimosa è ufficialmente una dei sedici finalisti della XXVII edizione di Musicultura. Sebbene per te non sia cosa nuova quella di calcare palcoscenici importanti, come giudichi questo traguardo?

Sono emozionatissima! Nonostante nel corso della mia carriera da artista abbia vissuto momenti significativi, a livello musicale non ho mai raggiunto un traguardo così bello ed importante come le finali del Festival di Musicultura!


Diego Borghi