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Sikitikis finalisti a Musicultura XXVII

Submitted by Paolo Bruzzesi on 14/04/2016 18:48 Ultima modifica 14/04/2016 18:48 —
I Sikitikis continuano il viaggio di Musicultura: «Essere tra i finalisti? Per noi è già una grande vittoria!»

Un’energia trascinante, un sound travolgente, un riff di quelli che non puoi toglierteli dalla testa: sono i Sikitikis. Direttamente da Cagliari sul palco del Teatro Persiani di Recanati, con il brano In giro per club, «la caramella - dicono - che in un nostro album non può mai mancare».

Nemmeno nell’ultima loro fatica, data alle stampe col titolo “Abbiamo perso”, lasciano l’ascoltatore con l’amaro in bocca. Un brano leggero, che nel suo entusiasmo lascia intravedere la deformità straniante di quella leggerezza. Il disco, di impronta molto diversa rispetto ai precedenti – fra le altre novità l’inserimento della chitarra –, per loro stessa ammissione segna una svolta nel loro percorso, una virata seguìta ad un periodo di crisi. Di una «ripartenza» parlano, dopo una lunga e fortunata attività artistica che li ha visti protagonisti di circa 500 concerti in tutta Italia. Ma mai di un concorso come Musicultura: «metterci in gioco è proprio quello di cui avevamo bisogno per rinnovare gli stimoli venuti a mancare dopo quindici anni insieme – dichiarano, rispondendo alle curiosità del critico musicale e presentatore di Radio1Rai John Vignola  - per noi essere qui è già una grande vittoria!».

La giuria universitaria - composta dagli studenti delle Università di Macerata e Camerino - aveva la possibilità di portare direttamente in finale solo una delle 46 proposte artistiche in gara, attentamente ascoltate e valutate durante le Audizioni Live. La scelta è ricaduta proprio su di voi. Ve lo aspettavate? Siete felici di aver conquistato l’interesse e l’apprezzamento degli studenti?

Non può che farci ulteriormente piacere perché si tratta di una fascia particolare, quella dei cosiddetti “giovani”, di cui non facciamo più parte avendo ormai superato tutti i quarant’anni - siamo forse i più vecchi in concorso! (ridono, n.d.r.). Ciò significa che c’è freschezza musicale, che hanno notato una certa carica nel brano.

In giro per club, invece, è stato selezionato dalla commissione d’ascolto di Musicultura. Soddisfatti di esibirvi oggi con questo pezzo o ne avreste preferito un altro? Di cosa parla il brano e cosa pensate abbia maggiormente colpito i giudici?

Vogliamo essere molto sinceri: secondo noi, due dei brani presentati alle Audizioni Live sarebbero potuti arrivare in finale. Il primo è Fuori città, l’altro proprio In giro per club. Saremmo stati contenti in entrambi i casi. Nel primo perché, essendo un brano dalla scrittura molto intensa, avrebbe potuto “colpire” di più la giuria, nel secondo per le sue possibilità di diffusione. In giro per club è un pezzo alternativo rispetto al cantautorato classico ed è molto radiofonico, più spendibile sotto questo aspetto. Sostanzialmente, il brano è un divertissement, che però parla di cose molto più vissute e molto più “di stomaco” di quel che sembra. Noi due (Spedicati e Jimi, n.d.r) abbiamo fatto i dj in un club, in una serata molto molto impegnativa, un venerdì cagliaritano diventato praticamente ingestibile. Ma anche durante gli anni a Torino abbiamo avuto modo di vedere la vita notturna, quella ai confini, borderline, ed è una realtà che ti segna, in questo senso. Esiste una vera e propria “club culture” e noi abbiamo voluto omaggiarla.

«Né troppo piccolo né troppo grande, medio» recita il ritornello: si potrebbe dire lo stesso della vostra città, cui vi sappiamo essere molto legati e per la cui squadra di calcio avete anche scritto l’inno ufficiale, Cagliari nel nostro cuore. Siete d’accordo con quest’affermazione? Quali le possibilità e i limiti della provincia e dell’isola?

La possibilità è quella di sviluppare una qualità di vita altissima: Cagliari permette di vivere molto bene, non solo economicamente. Per noi invece i limiti sono ovviamente quelli geografici, perché, ogni volta che dobbiamo spostarci, dover attraversare il mare non è solo un salasso ma è anche un costo in più in termini di fatica. D’altra parte, c’è un cordone ombelicale che molto difficilmente si riesce a recidere. Ogni sardo è legato moltissimo alla sua terra. L’insularità è una caratteristica che ci mette a braccetto con i nostri amici della Sicilia, della Corsica, ma non solo…  Amiamo citare il grande Roy Paci, che parla del regno delle tre S: Sicilia, Sardegna e Salento. La terza non è un’isola, ma lo può essere in senso culturale. Si tratta di una citazione che rende l’idea, che fotografa questa condizione. Noi comunque siamo stati a Torino, abbiamo girato un po’ tutta Italia, quindi la nostra è stata una scelta: abbiamo deciso di tornare a Cagliari, che è una città né troppo grande, né troppo piccola … media!

Avete anticipato i tempi puntando sin da subito sul live, poi, con la distribuzione dell’album “Le belle cose” in via del tutto gratuita, vi siete guadagnati un vasto seguito di pubblico. Considerato il vostro buon intuito, ci piacerebbe sapere la vostra sulla situazione attuale: quali tendenze prevedete prenderanno forma nel panorama discografico e più in generale nella fruizione della musica?

Ci sarebbe un discorso enorme da fare. La verità è che il tempo sta dando ragione alle nostre scelte, nel senso che oggi il mercato discografico italiano è uscito dalla recessione soprattutto grazie ai nuovi mezzi di diffusione della musica, su tutti lo streaming. Noi, al tempo, abbiamo deciso di distribuire il disco gratuitamente per fare in modo che la nostra musica arrivasse a più persone possibile e ha funzionato. Siamo riusciti semplicemente a fiutare una tendenza. Oggi ne abbiamo la conferma: la musica passa tutta attraverso il web e il supporto digitale. Di conseguenza, proprio perché ci manca qualcosa di caldo da toccare, sta prendendo sempre più piede un altro tipo di supporto: il vinile.

Maria Valeria Dominioni